30th
Chiusa parentesi
Questo ceto dirigente di ladri puttanieri mafiosi, di infimi sgherri e tirapiedi degli sgherri, di facce ebefreniche da repertorio criminologico, che fonda il suo potere sul broglio, il voto di scambio, la propaganda canagliesca, la violenza istituzionale, il latrocinio sistematico della cosa pubblica, l’osceno ingozzarsi dei soldi prelevati dalle buste paga del popolino bue - che, in quanto tale, fa il tifo e prova invidia anziché armarsi per impiccarli per i piedi - io so da dove viene.
Queste masse imbelli, che annuiscono con una bava lobotomica alla bocca innanzi allo sconcio turpiloquio civico e morale di sinistri pagliacci incrostati di cerone, io le ho già viste.
Questa cittadinanza incarognita, baldracchesca, gretta, meschina, vigliaccamente violenta, definitivamente idiota, sospesa tra una solitudine desertica fatta di consumismo decerebrato e paure dilaganti, e una scena pubblica virtuale fatta di troie di plastica danzanti e deglutizione adorante della sborra infetta del capo, la riconosco.
Questo progressivo, tumorale nuovo apartheid all’italiana, costruito con piccoli e continui scivolamenti nell’abiezione civile e legislativa, festeggiati come necessari da una coscienza collettiva intorpidita e stuprata da cosche di sbirri e giornalisti al servizio di una parte politica, questo lasciare che il tuo vicino di casa sia vessato, deportato o incarcerato non in quanto criminale ma in quanto musulmano, o negro, o zingaro, o peruviano, o marocchino, non m’è per niente nuovo.
Questi servi, questi stuoli di servi, questi eserciti di servi, questa schiuma di fogna col tesserino da giornalista, queste povere piccole jene cogli occhi bastonati e la coda fra le gambe al cospetto del capo, che in cambio di un osso rancido da rosicchiare hanno dato via, insieme al culo, anche solo la speranza e il ricordo della dignità, non sono una novità.
Questa Costituzione svuotata dall’interno, formalmente in vigore ma sostanzialmente morta, morta come un dente cariato marcio, è nella logica delle cose.
Tutto sommato, senza esagerare, riflettendoci, si tratta solo di questo: gradualmente ma con metodo, stiamo consegnando alla storia la repubblica parlamentare italiana, questa forzatura civile scaturita dalla scesa in armi nell’aprile del 1945 di poche centinaia di idealisti democratici a dispetto di un popolo osceno, questo fastidioso ma ormai effimero incidente di percorso nella luminosa storia del fascismo italiano.
Il guscio democratico, sempre più vuoto, sempre più degradato, rimase in piedi ancora per qualche anno. Poi si procedette a sbriciolarlo, e la chiamarono riforma. Con nessuno scandalo, con nessuno strepito: le cose eran giunte a un segno tale che si trattò di una grigia formalità.
In foto: il vostro cervello spappolato.






